Ars lineandi musicam

Ars lineandi musicam

Progetto a cura di Silvia Perucchetti
promosso da Consorzio Ars Canusina

Cristina Calzolari arpa gotica, organo portativo
Donato Sansone citola, gaita, percussioni, santur, arpa, saz, flauti

Leonardo Pini liuto e organo • Federico Bigi organo • Monica Bertolini voce solista
Coro della Cappella Musicale San Francesco da Paola
dir. Silvia Perucchetti

Musiche dalla raccolta delle Piae Cantiones
(sec. X-XV, 1582, 1625, arrangiamenti sec. XIX)

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Domenica 27 ottobre 2019 – ore 17.30
Novellara, chiesa della Beata Vergine del Popolo
(via Cavour 6)
rassegna Armonie dal Mondo 2019

Domenica 2 giugno 2019 – ore 21
Reggio Emilia, chiesa di S. Agostino
(piazzetta Pignedoli)
rassegna Soli Deo Gloria 2019
foto

Programma di sala
Collegato a Fotografia Europea OFF 2019 e alla mostra fotografica:

Ars intexendi. Nodi, legami, intrecci romanici in divenire
progetto fotografico a cura di Silvia Perucchetti e Consorzio Ars Canusina

Mostra visitabile dal 27 aprile al 9 giugno 2019
presso il bar Nazzani dell’Hotel Posta
(piazza Del Monte 2, Reggio Emilia)

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Il progetto

Il concerto Ars lineandi musicam, che coinvolge il Coro della Cappella Musicale e i polistrumentisti Cristina Calzolari e Donato Sansone su strumenti medievali, prende le mosse dal concetto di linea: questa ha come ovvio corrispettivo musicale la melodia, e da qui si va alla scoperta di una delle più singolari, capitali e lussureggianti raccolte di melodie dei secoli passati: le Piæ Cantiones ecclesiasticæ et scholasticæ veterum episcoporum, un corpus di 74 inni latini medievali provenienti da varie zone dell’Europa settentrionale e centrale (ma soprattutto dalla Finlandia), e pubblicati a stampa per la prima volta a Greifswald nel 1582 sotto questo titolo.

Le 74 melodie, che mostrano una ricchezza e una varietà inventiva senza pari, sono quasi tutte di origine medievale, in alcuni casi già esistenti nel X-XI secolo; l’edizione del 1582, curata da Teodorico Petri Nydalensi, aveva come destinatari gli studenti della scuola della cattedrale (oggi finlandese, allora svedese) di Turku/Åbo: la funzione di questo monumentale e vivacissimo repertorio di linee melodiche era dunque strettamente didattica, mirando ad abituare man mano i giovani studenti a cantare in latino (che, nonostante la Riforma, continuava ad essere la lingua del clero e dell’istruzione), a edificarsi attraverso i testi e a innalzare i cuori cantando, infine ad imparare la musica con melodie gradevolissime e di facile apprendimento. (Il grande successo della raccolta è alla base della ristampa del 1625, in cui vengono aggiunti 13 brani anche polifonici, come la versione a 4 voci di Iucundare iugiter).

La semplice ma disinvolta architettura di molte di queste melodie, l’orecchiabilità della maggior parte e la particolare intensità di alcuni inni; la libertà nell’esplorazione delle tessiture vocali dall’acuto al grave e una continua variatio di invenzioni ritmiche; la compresenza di canti spigliati e danzanti in tema natalizio, canti lievi e delicati dedicati alla Vergine, inni de tempore vernali (dedicati alla primavera) ritmicamente incalzanti o narranti la brevità della vita (De fragilitate et miseriis humanæ conditionis), e suadenti polifonie che appaiono esili, ma che ammaliano l’ascoltatore attraverso una bellezza limpida, genuina, a volte trascendente e quasi indistinguibile da certe creazioni della musica
contemporanea: tutto ciò ha fatto sì che le Piae cantiones venissero ristampate innumerevoli volte dal Rinascimento al tardo ‘800, e fossero cantate quotidianamente in alcune scuole finlandesi in tempi non lontani (e lo ancora sono oggi, come cuore pulsante dell’innario liturgico).

Inoltre, alcune di queste melodie furono destinate anche a viaggiare attraverso lo spazio, non solo nel tempo: esse riemersero con un nuovo testo nell’Inghilterra vittoriana di fine ‘800 e in molti altri paesi protestanti; questa tecnica, definita dai musicologi moderni ‘contraffattura’ o contrafactum, consiste nell’impiegare una melodia già esistente, solitamente orecchiabile, facile da imparare e/o già molto famosa, per intonarci sopra un nuovo testo
(anche se già utilizzata in contesti opposti – è tipico il caso di testi sacri innestati su canzoni profane già esistenti, e viceversa).

Molte delle nostre 74 melodie, considerate un prezioso, coloratissimo tesoro a cui attingere per cantare testi nuovi
sfruttando musiche dal carattere fresco e già ‘collaudate’ in secoli di tradizione, godettero dunque di nuova vita impiegate come carols natalizi, soprattutto in Inghilterra (Tempus adest floridum che diviene Good King Welceslas; In dulci jubilo che si trasforma in Good Christian men, rejoice; Angelus emittitur che muta in Gabriel’s message; In vernali tempore che diviene O’er the hill and o’er the vale; e così via). Alcuni di essi sono molto noti e cantati anche in Italia, e hanno goduto di una rinascenza ulteriore all’interno degli album Futuro antico di Angelo Branduardi; altrove, compositori del calibro di Gustav Holst le ‘incastonano’ all’interno di brani polifonici più ampi o in arrangiamenti originali, provvedendo a fornire un accompagnamento d’organo perfettamente in stile neogotico (è il caso del celebre Personent hodie, pubblicato da Holst nel 1924).

Molte sono dunque le similitudini che questo concerto intende evidenziare rispetto alle caratteristiche decorative e all’evoluzione delle linee e degli intrecci prima romanici, poi fatti propri dall’Ars Canusina:

– un vasto repertorio, o ‘album’ di linee a cui attingere liberamente;
– l’originale funzione didattica della raccolta, che funge anche da importante collettaneo delle tradizioni musicali di una intera regione (le melodie non sono quasi mai di nuova invenzione, bensì tramandano il corpus della tradizione melodica medievale scandinava; lo stesso curatore dell’edizione del 1582 si dichiara consapevole dell’importanza storica dell’operazione);
– la riscoperta di questo repertorio a fine ‘800 in pieno gothic revival e proseguito per tutta la prima metà del ‘900;
– la presenza molto evidente di nodi, ossia di forti dissonanze e piccole ornamentazioni in brani polifonici solo apparentemente semplici, incantevoli ed ipnotici nella propria trascendenza estetica;
– la ripetitività modulare connaturata alla forma dell’inno, ossia di una melodia da ripetersi in varie strofe su testi differenti tutti dalla medesima struttura ritmico-poetica.

Il concerto è idealmente collegato alla mostra fotografica Ars intexendi. Nodi, legami, intrecci romanici in divenire promossa dal Consorzio Ars Canusina, con le fotografie di Silvia Perucchetti che documentano la presenza dell’arte romanica nell’architettura religiosa del territorio reggiano, dai cui motivi ornamentali Maria Bertolani Del Rio fra 1921 e ‘35 elaborò i canoni stilistici dell’artigianato poi definito Ars Canusina. Al reportage di luoghi e reperti di antica ars lineandi (sulle orme del viaggio compiuto dalla Del Rio) si accostano immagini dalla realtà di oggi, in cui oggetti, linee, ombre, nodi, grovigli rimano fortuitamente la composizione degli intrecci matildici.

La mostra è stata allestita presso l’Hotel Posta di Reggio Emilia (27 aprile-9 giugno 2019, nell’ambito di Fotografia Europea Circuito OFF), al Castello di Sarzano di Casina (RE, 30 giugno-21 luglio 2019), alla Corte Bebbi di Barco di Bibbiano (5-13 ottobre 2019).

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La mostra fotografica

Il progetto fotografico intende documentare la presenza dei motivi grafici tipici dell’Ars Canusina nell’architettura religiosa di età romanica del territorio reggiano.

Una prima serie di fotografie, che ritraggono elementi in pietra scolpita, ripercorrono il cammino compiuto da Maria Bertolani Del Rio nella prima metà del ‘900, al fine di elaborare quell’antologia di stilemi e disegni di epoca matildica che poi darà vita all’album Ars Canusina (1935):

«un lavoro di orientamento e di raccolta. […] Si visitarono, a varie riprese, i luoghi della provincia di Reggio, e segnatamente quelli dell’Appennino, che conservano costruzioni o anche semplici avanzi dell’epoca matildica» [Ars canusina, Reggio Emilia 1935, rist. anastatica 1992, p. 2].

Didascalie e pannelli esplicativi con illustrazioni stilizzate, a cura di Maria Neroni, permettono di valutare con immediatezza la discendenza diretta dei motivi canusini primo-novecenteschi da quelli medievali; allo stesso tempo, la prima serie di immagini è anche una sorta di reportage di luoghi e di viaggio, sulle orme di Maria Bertolani Del Rio.

Ma vi è anche una seconda chiave di lettura: a ciascuna fotografia ne viene abbinata una seconda tratta dalla realtà di oggi, in cui oggetti fra i più diversi, linee, ombre, sovrapposizioni, scorci di luce, grovigli e oggetti fra i più comuni sembrano ‘rimare’ involontariamente la composizione geometrica degli intrecci più antichi.

Tre mondi a confronto dunque: tre epoche diverse legate dal filo conduttore decorativo prima romanico, poi canusino, infine contemporaneo, ‘spontaneo’ e inconsapevole, riconosciuto e interpretato liberamente dall’occhio del fotografo alla luce del canone grafico tramandatoci da questa ars lineandi antica e moderna insieme.

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Testi e traduzioni

da Piæ Cantiones ecclesiasticæ et scholasticæ veterum episcoporum (stampe del 1582 e 1625):

Aetas carmen melodiae a 3 parti strumentali (1582)

Ecce novum gaudium (1582)

Ecce novum gaudium, ecce novum mirum,
Virgo parit filium quae non novit virum,
Quae non novit virum, sed ut pyrus pyrum,
gleba fert papyrum florens lilium.
Ecce quod natura mutat sua iura,
virgo parit pura Dei filium.

Ecco una nuova gioia, ecco una nuova meraviglia!
La Vergine che non ha conosciuto uomo genera il Figlio,
colei che non ha conosciuto uomo:
ma come il pero [genera] la pera,
dal suolo il giglio in fiore [ci] porta il papiro.
Ecco come la natura cambia le proprie leggi:
la Vergine partorisce pura il Figlio di Dio.

Mundum Deus flebilem cernens in ruina,
Rosam delectabilem produxit de spina
Produxit de spina natum de regina
Qui est medicina, salus gentium.
Ecce quod natura…

Dio, vedendo il commiserabile mondo in rovina,
la bella rosa ha generato dalla spina,
ha generato dalla spina colui che è nato da una Regina,
[colui] che è medicina e salvezza delle genti.
Ecco come la natura…

Nequivit divinitas plus humiliari,
Nec nostra carnalitas magis exaltari,
Magis exaltari, Deo aequari,
Coelo collocari, per coniugium.
Ecce quod natura…

La divinità non è in grado di abbassarsi ulteriormente,
né di esaltare di più la nostra carne,
né di esaltarla di più:
[la] pone allo stesso livello di Dio, in cielo,
attraverso il matrimonio.
Ecco come la natura…

In vernali tempore (1582)

In vernali tempore
Ortu laetabundo
Dum recedunt frigora,
Nuntiat hirundo:
Terrae, maris, nemoris
Decus adest deforis
Renovato mundo,
Vigor redit corporis,
Cedit dolor pectoris
Tempore iucundo.

Nel tempo di primavera,
che reca gioia al sorgere,
la rondine annuncia
che i freddi si dileguano;
risorge la bellezza della terra,
del mare, dei boschi,
l’energia del corpo ritorna
nel mondo rinnovato,
svanisce la mestizia del cuore,
nel tempo felice.

Terra viret floribus
Et nemus virore,
Aves mulcent cantibus
Et vocis dulcore,
Aqua tempestatibus
Caret, aer imbribus,
Dulci plenus rore,
Sol consumptis nubibus
Radiis patentibus
Lucet cum dulcore.

La terra si ricopre di fiori
ed il bosco di verdi fronde,
gli uccelli dilettano con melodie
e dolcezza di suoni,
il mare non ha burrasca,
senza nubi è il cielo,
pieno di dolce rugiada.
Il sole, dissipate le nubi,
con raggi diffusi
dolcemente riluce.

O quam mira gloria,
Quantus décor Dei,
Quanta resplendentia
Suae faciei,
A quo ducunt omnia
Ima, summa, media
Formam speciei!
Maior est distantia
Quam sit differentia
Noctis et diei.

O quanto mirabile gloria,
quanto grande ornamento
del Signore, quante cose
rifulgenti della forma di lui,
dal quale tutte le cose,
umili, sublimi, comuni, traggono
la forma del loro sembiante.
La distanza da lui ne è maggiore,
di quanto sia la differenza
tra la notte ed il giorno.

O’er the hill and o’er the vale a 4 voci sulla melodia di In vernali tempore da George Ratcliffe Woodward, The Cowley Carol Book, first series (Londra, 1902 – revised and enlarged ed., 1929)

O’er the hill and o’er the vale,
Come three kings together,
Caring nought for snow and hail,
Cold and wind and weather;
Now on Persia’s sandy plains,
Now where Tigris swells with rains,
They their camels tether;
Now through Syrian lands they go,
Now through Moab, faint and slow,
Now o’er Edom’s heather.

Giungono insieme tre re superando valli e colline,
incuranti delle intemperie, della neve, del freddo e della tempesta.
Conducono i loro cammelli, ora per le pianure sabbiose di Persia,
ora dove il Tigri si ingrossa per la pioggia:
Se ne vanno per le terre di Siria, passano il Moab,
silenziosi e lenti, e le brughiere di Edom.

Iucundare iugiter a 3 parti strumentali (1582)

Iucundare iugiter a 4 voci (1625)

Iucundare iugiter
plebs devota debitis,
melos canens dulciter
Christi Iesu meritis.
Qui te tulit agriter
vinculis ab intimis.

Devi rallegrarti senza interruzione,
o plebe devota,
intonando inni dolcemente
a Gesù Cristo, per i meriti
che per te sopportò fieramente
in strette catene.

Parce Christe spes reorum a 2 parti strumentali (1582)

Cedit hiems eminus a 3 parti (1582)

Cedit hiems eminus,
surrexit Christus Dominus
Tulitquae gaudia,
Vallis nostra floruit,
reviviscunt arida,
Postquam ver intepuit recalescunt frigida.

L’inverno se n’è andato,
Cristo Signore è risorto,
sono tornate le gioie,
la nostra valle è fiorita,
le terre aride rinverdiscono,
dopo che la primavera ha intiepidito [ogni cosa], i freddi si attenuano.

O mentes perfidas (1582)

O mentes perfidas et linguas duplices,
o testes subdolos et falsos judices,
aurate fabricant fraudum artifices,
in dorso pauperum ferrum et silices.

O menti perfide e lingue duplici,
e testimoni subdoli e falsi giudici:
fabbricano gli artefici di frodi luccicanti,
[ma] sulle schiene dei poveri [pongono] ferro e selci.

Impune frangitur fides in publico,
vix potest credere privignus vitrico,
vix pater filio, vix aeger medico:
ipse qui conqueror in fide claudico.

Impunemente viene infranta la parola data in pubblico,
a stento può credere il figliastro al patrigno,
a stento il padre al figlio, a stento il malato al medico:
io stesso, che deploro [ciò], zoppico nella fede.

Ubique timeo dentem vipereum,
venenum seminant vendentes oleum,
qui tecum loquitur trahit ad laqueum,
ut tibi temperet doloris balneum.

Ovunque temo un dente di vipera,
seminano veleno quelli che vendono olio,
chi parla con te ti trascina a un tranello,
per temperarti il bagno con dolori.

Minatur filio mortis in radio,
In visu Regulus, in cauda Scorpio,
In dente coluber, princeps in gladio,
Ficta simplicitas in falso labio.

Minaccia il figlio nel raggio della morte,
in viso è Regolo, [ma] nella coda Scorpione,
nel dente serpe, sovrano nella spada,
la semplicità [è] costruita su un falso labbro.

Clamore super hos infero terminum:
Per aegritudines, per ictus fulminum,
Romana curia fovet periuria,
Pro nummi gratia salvat mendacia.

Con clamore a costoro io pongo un limite:
attraverso le malattie e i colpi dei fulmini
la Curia romana alimenta spergiuri,
salva le menzogne in cambio di denaro.

Salve flos et decor ecclesiae (1582)

Salve flos et decor ecclesiæ
Iesu Christe pie, patris in palatio:
te fetentur sacræ prophetiæ
lexque vitae tuæ omni vitio;
Virgo sine viro peperit te
et post virginem declarauit se,
frater Iesu Christe, qui cares initio.

Hic adest ubi periclitatur,
vere noncupatur, portus navigantium.
In ardore rubi præsignatur
et pie vocatur pater desperantium.
Moysis hic scirpea fiscella,
præbens lapsis gratiarum mella,
lucens maris stella, via deviantium.

Sublevator pie miserorum
ad regnum cœlorum duc nos post exilium.
Relevator pie peccatorum,
rector supernosum da sanum consilium.
O dulcis, o clemens atque pie,
sis nobis director nostræ viæ
et extremo die fer nobis auxilium.

Ave maris stella, divintatis cella (1582)

Ave maris stella, divinitatis cella
natus castitatis, radix sanctitatis
Filius aeternae claritatis: apparuit, apparuit
quem pia Virgo genuit Maria.

Ave, stella del mare, tempio divino.
Il figlio d’eterno splendore, figlio della purezza,
principio della santità,
colui che la santa Vergine Maria ha generato, è apparso.

Ave puer mitis, suavitatis vitis,
mundi es Creator, simul et Salvator:
tu es omnis bonitatis dator. Apparuit, apparuit
quem pia Virgo genuit Maria.

Ave, mite fanciullo, vite stillante dolcezza,
tu sei creatore insieme e salvatore del mondo,
tu sei colui che ci dona ogni virtù.
Colui che la santa Vergine Maria ha generato, è apparso.

Umbra vetustatis, aenigma caecitatis
transit, et in lucem Virgo profert nucem,
dans Israel ex Aegypto ducem: Apparuit, apparuit
quem pia Virgo genuit Maria.

La tenebra degli antichi tempi, l’oscurità della caligine passano,
e la vergine reca alla luce un bambino,
dando ad Israele una guida dall’Egitto.
Colui che la santa vergine Maria ha generato, è apparso.

Puer singularis, o Christe stella maris,
salus in procella, nate de puella,
Dominum pro nobis interpella. Apparuit, apparuit
quem pia Virgo genuit Maria.

Fanciullo senza pari, o Cristo, stella del mare,
salvezza nella tempesta, nato da una giovinetta,
intercedi per noi presso il Signore.
Colui che la santa vergine Maria ha generato, è apparso.

Gaudete, gaudete a 4 voci (1582)

Gaudete, gaudete, Christus est natus
Ex Maria virgine, gaudete.

Gioite, gioite! Cristo è nato da Maria Vergine, gioite!

Tempus adest gratiae,
hoc quod optabamus
carmina laetitiae
devote redamus.
Gaudete…

È giunto il tempo di grazia che abbiamo tanto desiderato,
rendiamo con devozione inni di gioia.
Gioite…

Deus homo factus est
natura mirante
mundus renovatus est
a Christo regnante.
Gaudete…

Dio si è fatto uomo, meraviglia della natura,
il mondo è rinnovato da Cristo regnante.
Gioite…

Ezechielis porta
clausa per transitur
unde lux est orta
salus invenitur.
Gaudete…

La porta di Ezechiele che era chiusa è stata attraversata,
là dove è sorta la luce si trova la salvezza.
Gioite…

Ergo nostra cantio
psallat iam in lustro
benedicat Domino
salus regi nostro.
Gaudete…

Perciò il nostro canto risuoni già in segno di purificazione,
benedica il Signore: salve al nostro Re.
Gioite…

Paranymphus adiens a 2 parti strumentali (1582)

Mundanis vanitatibus (1582)

Mundanis vanitatibus
astrictus potentatibus,
elatus facultatibus,
resistit cum dogmatibus.
Nam sapiens sic instruit,
servire magis congruit
veris felicitatibus
abiectis falsitatibus.
Sunt ista transitoria
spernenda velut scoria,
propter coeli palatium
verum gazo phylacium.

[Dopo essere stato] vincolato alle vanità e alle potenze mondane,
colui che è stato elevato dalle sue facoltà resiste con i dogmi.
Infatti così il sapiente insegna, conviene servire piuttosto
le vere felicità, rigettate le falsità.
Queste sono cose effimere da disprezzarsi come scoria,
Perché il vero sacro tesoro è presso il tempio del cielo.

Quorum scholares studio
benigne vos erudio,
Haec vobis sit conclusio,
vana desit confusio;
in mentem nam malevolam,
deformem sive frivolam
non intrat Sapientia
virtutum seu decentia.
Clamans inquit Sagacia,
per mundi cuncta spacia,
Vitam bonam comperiet
homo qui me reperiet.

Benevolmente erudisco voi, studiosi di costoro,
affinché questa sia per voi la conclusione, e venga meno l’inutile confusione;
infatti nella mente malevola, turpe o frivola,
non entrano Sapienza o il decoro delle virtù.
La sagacia dice gridando, per tutti gli spazi del mondo:
“scoprirà una vita prospera l’uomo che mi troverà”.

Angelus emittitur (1582)

Angelus emittitur,
Ave dulce promitur,
Semen Dei seritur,
Igitur Porta coeli panditur.

L’angelo è inviato,
Il dolce saluto riferito,
la semenza di Dio generata.
la porta del cielo sia dunque spalancata!

Vim Natura patitur,
Filius concipitur,
Virgo non corrumpitur,
Igitur Porta coeli panditur.

La natura è violata,
il Figlio concepito,
la Vergine non corrotta,
la porta del cielo sia dunque spalancata!

Grex in nocte pascitur,
Coeli lumen funditur,
Laus in altis canitur,
Igitur Porta coeli panditur.

Il gregge pascola nella notte,
i cieli pervasi di luce,
la lode cantata nell’alto dei cieli,
la porta del cielo sia dunque spalancata!

Gabriel’s message a 4 voci e organo sulla melodia di Angelus emittitur da George Ratcliffe Woodward, The Cowley Carol Book, first series (Londra, 1902 – revised and enlarged ed., 1929)

Gabriel’s message does away
Satan’s curse and Satan’s sway:
This was wrought by Christmas Day:
Therefore sing, Glory to the Infant King!

Il messaggio di Gabriele spazza via
la maledizione e l’influenza di Satana:
tutto ciò giunge il giorno di Natale,
dunque cantiamo: gloria al Re appena nato!

Olla mortis patescit a parti strumentali (1582)

Personent hodie (1582)

Personent hodie
voces puerulae,
laudantes jucunde
qui nobis est natus,
summo Deo datus,
et de virgineo ventre procreatus.

Risuonino oggi le voci dei fanciulli,
lodando con gioia colui che è nato per noi,
che ci è stato donato dal Dio Altissimo e generato dal grembo della Vergine.

In mundo nascitur,
pannis involvitur
praesepi ponitur
Stabulo brutorum,
rector supernorum.
Perdidit spolia princeps infernorum.

Il Signore dei cieli nasce al mondo, avvolto in fasce,
viene posto nella mangiatoia in un ricovero di greggi;
il principe degli inferi ha deposto ogni arma.

Magi tres venerunt,
parvulum inquirunt,
munera offerunt
stellulam sequendo,
ipsum adorando,
Aurum, thus, et myrrham ei offerendo.

Vennero tre Magi, cercarono il bimbo,
offrirono doni seguendo una piccola stella,
lo adorarono e gli offrirono oro, incenso e mirra.

Omnes clericuli, pariter pueri,
cantent ut angeli:
advenisti mundo,
laudes tibi fundo.
Ideo gloria in excelsis Deo.

Tutti i chierici ed insieme i giovani cantori cantino come gli Angeli:
sei venuto al mondo, a te vanno le mie lodi.
Così, sia gloria nell’alto dei cieli.


Gustav Holst (1874-1934), Personent hodie a voce e organo (Londra, 1924)


Traduzioni © a cura di Evans Atta Asamoah, Daniela Iotti, Massimo Manghi, Silvia Perucchetti, Maria Elisa Rinaldi, Elena Turci

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